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Uno delle questioni ricorrenti che affronta il professionista nel corso della redazione del contratto di concessione di licenza di un diritto di Proprietà Industriale (cioè dei marchi, brevetti per invenzioni, modelli di utilità, disegni e modelli, informazioni aziendali riservate, nomi a dominio, indicazioni geografiche, denominazioni di origine, topografie dei prodotti a semiconduttori, nuove varietà vegetali, software; di seguito, i “Diritti IP”) è la scelta della royalty in misura fissa oppure variabile. Come è noto il contratto di licenza costituisce un particolare negozio giuridico in forza del quale il titolare del Diritto IP (cioè uno stilista, un designer, un inventore, un artista; di seguito, il “Licenziante”) autorizza una terza impresa (di seguito, il “Licenziatario”) la facoltà di sfruttare il proprio Diritto IP per un determinato periodo di tempo a fronte del pagamento di un corrispettivo (di seguito, la “Royalty”). La prassi contrattuale ha individuato tre tipologie di royalty: a misura variabile, fissa oppure mista. La predetta questione è, invece, cruciale per il Licenziante, per il quale la Royalty è l’unica remunerazione economica per i suoi investimenti profusi nella creazione del Diritto IP. Si provi a immaginare quanto sia importante l’entità economica della Royalty per lo stilista che concede in licenza il proprio marchio a un’azienda di confezioni oppure per l’artista che concede in licenza la propria opera musicale a una casa discografica. Vediamo, dunque, quale tipologia di royalty il professionista potrebbe prevedere nel contratto di licenza. La royalty cd. variabile è il corrispettivo calcolato in misura percentuale sui ricavi del Licenziatario generati dalle vendite dei prodotti che incorporano il Diritto IP oggetto della licenza. Inoltre, la prassi ha elaborato clausole che mirano a stabilire il momento in cui deve liquidata la Royalty. Per esempio, si stabilisce che le Royalties siano liquidate sulla base delle vendite concluse alla termine della stagione (per esempio, dopo la presentazione delle collezioni A/I e P/E) oppure ogni trimestre oppure alla fine di ogni campagna vendite (ogni settore di mercato ha un periodo di inizio e di fine della campagna di raccolta degli ordini di acquisto e di vendite). Il limite di tali clausole contrattuali è che non sono adeguate ai mercati che si evolvono rapidamente. Per esempio, la clausola che prevede il pagamento della royalty alla fine delle stagioni A/I e P/E è obsoleta perché non considera che oramai le case di moda presentano varie collezioni nel corso di tutto l’anno (cfr., per esempio, “Il business delle pre-collezioni e delle cosiddette collezioni ‘crociera’ rappresenta fino all’80 per cento del fatturato annuale di una griffe”, Fabiana Giacomotti, Il Foglio Quotidiano, 4 - 5 Maggio 2019). E la previsione del pagamento della Royalty a seguito del perfezionamento della vendita del prodotto che incorpora il Diritto IP è una clausola che non considera che molte aziende dispongono di magazzini collegati con le major di e-commerce (Farfetch, Yoox, zalando, Veepee, Amazon, ecc.) le quali offrono il servizio di restituzione della merce anche dopo un mese dal ricevimento dell’articolo ricevuto, per cui non ci sarà mai un perfetto allineamento contabile tra merce venduta e merce spedita. La conseguenza è che il Licenziante non sarà mai sicuro di avere ricevuto le Royalty corrispondenti ai ricavi effettivi del Licenziatario. Tuttavia, il Licenziatario non sempre è disponibile a stipulare un contratto di licenza basato su una royalty fissa perché tale corrispettivo non costituisce alcun incentivo per il Licenziante a continuare a investire nello sviluppo e nel miglioramento del Diritto IP oggetto della licenza. La prassi contrattuale parrebbe avere risolto i problemi sopraesposti tramite l’elaborazione di clausole che prevedono la royalty cd. “mista”. In tale ipotesi, è previsto il pagamento al Licenziante i) di un corrispettivo fisso se i ricavi generati dalle vendite dei beni che incorporano il Diritto IP sono inferiori a una determinata soglia di fatturato (il cd. “minimo garantito”) nonché ii) di un ulteriore corrispettivo pari a una percentuale dei ricavi del Licenziatario qualora le vendite superino una predeterminata soglia di fatturato. La royalty mista ha il vantaggio di assicurare i) al Licenziante la remunerazione minima del capitale investito nella creazione del proprio Diritto IP e ii) al Licenziatario la garanzia che il Licenziante continui a sviluppare il Diritto IP oggetto della licenza. Giovanni Leone ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- One of the recurring issues that a professional faces during the drafting of a license agreement for an Industrial Property right (i.e. trademarks, patents for inventions, utility models, designs and models, confidential company information, domain names, indications geographies, denominations of origin, topographies of semiconductor products, new plant varieties, software; hereinafter, the "IP Rights") is the choice between fixed or variable royalty. As is known, the license agreement constitutes a particular legal transaction by virtue of which the owner of the IP Right (i.e. a stylist, a designer, an inventor, an artist; hereinafter, the "Licensor") confers a third company (hereinafter , the "Licensee") the right to exploit its IP Right for a specific period of time against the payment of a fee (hereinafter, the "Royalty"). Contractual practice has identified three types of royalties: variable, fixed or mixed. The choice of the type of royalty to be applied in the contract is not of particular relevance for the Licensee since it will, in any case, tend to maximize profits by trying to reduce all business costs (which also includes the royalty due to the Licensor). The aforementioned issue is, however, crucial for the Licensor, for whom the Royalty is the only economic remuneration for its investments in the creation of the IP right. Imagine how important the economic entity of the Royalty is for a stylist who licenses its brand to a packaging company or for the artist who licenses its musical work to a record company. Let us see, therefore, what type of royalty a professional could foresee in the license agreement. 1. Variable royalty rates The so-called variable royalty is the consideration calculated as a percentage of the Licensee's revenues generated by the sales of the products incorporating the IP Right which is the subject of the license. Contractual practice has elaborated innumerable clauses aimed to clarify various details relating to the methods of calculating the aforementioned royalty. For instance, it is envisaged that the aforementioned percentage is calculated either on the gross turnover (i.e. the Licensee's revenues including VAT, taxes, customs duties, administrative contributions, etc.) or on the net turnover (i.e. revenues net of VAT, taxes, customs duties, refunds, debts, etc.) and that the consideration is calculated either as a percentage of the supply prices to end customers or on the maintenance fees of the licensed asset. In addition, the practice has developed clauses aiming to establish when the Royalty is to be settled. For example, it is established that royalties are paid on the basis of sales concluded at the end of the season (e.g. after the presentation of the A/W and P/E collections), every quarter or at the end of each sales campaign (each sector of market has a start and end period of purchase and sales order collection campaign). The limitation of these contractual clauses is that they are not adequate for rapidly-evolving markets. For instance, the clause providing for the payment of the royalty at the end of the A/W and P/E seasons is obsolete as it does not consider that now fashion houses present various collections throughout the year (e.g. "Il business delle pre-collezioni e delle cosiddette collezioni ‘crociera’ rappresenta fino all’80 per cento del fatturato annuale di una griffe”, Fabiana Giacomotti, Il Foglio Quotidiano, 4 - 5 May 2019). In addition, the provision of the royalty payment after the completion of the sale of the product incorporating the IP Right is a clause that does not take into account the fact that many companies have warehouses connected with e-commerce majors (Farfetch, Yoox, Zalando, Veepee, Amazon, etc.), which offer the service of returning goods even after one month from item receipt, so there will never be a perfect accounting alignment between sold and shipped goods. The consequence is that the Licensor will never be sure of having received the Royalties corresponding to the Licensee's actual revenues. To deal with these problems, the practice has provided for clauses that provide the Licensor with the right to carry out checks on the Licensee's accounts by appointing professional accounting experts for this purpose, with charges and expenses borne by the Licensor. However, since these clauses do not solve the problems set out above, the Licensor will be forced to bear the costs of accounting expertise, with a consequent reduction in return on the capital invested in the creation of its own IP Right. The best and most effective solution would be to have an identical and aligned accounting system for both the Licensor and the Licensee. However, without any prejudice to the concrete difficulty in adopting identical accounting systems for both parties (two different companies, often operating in different states subject to different tax laws, which have different accounting software, which approve the financial statements in different periods, etc.), the Licensee often does not allow the Licensor extensive and in-depth checks on its own accounts which would be equivalent to an intrusion into the Licensee's confidential and secret company know-how. In conclusion, the variable Royalty risks generating misunderstandings, discussions and disputes between the Licensor and the Licensee. 2. Fixed Royalty The so-called royalty is the fixed, all-inclusive and non-modifiable price that the Licensee pays to the Licensor as a fee for the use of the IP Right covered by the license, regardless of the outcome of production and revenues from the sales of the goods incorporating the IP Right. The advantage of a fixed royalty is that it will not generate any dispute between the parties: the amount is certain, liquid and payable at each contractual deadline. Moreover, if the Licensee refuses to pay it to the Licensor, the former would default on the license agreement. However, the Licensee is not always willing to enter into a license agreement based on a fixed royalty because this fee does not constitute any incentive for the Licensor to continue investing in the development and improvement of the IP Right which is the subject of the license. 3. The so-called mixed royalty Contractual practice seems to have solved the above-mentioned problems by drawing up clauses that provide for a so-called “mixed” royalty. In this case, the Licensor is to be paid i) a fixed fee if the revenues generated by the sales of the goods incorporating the IP Right are below a certain turnover threshold (the so-called "guaranteed minimum income") as well as ii) an additional consideration equal to a percentage of the Licensee's revenues if sales exceed a predetermined turnover threshold. A mixed royalty has the advantage of ensuring i) the Licensor a minimum return on the capital invested in the creation of its IP Right and ii) the Licensee the guarantee that the Licensor continues to develop the IP Right which is the subject of the license. * * * The Firm is available to assist clients with IP rights licensing agreements. Giovanni Leone - All Rights Reserved
La questione della scelta della tipologia di royalty da applicare nel contratto non riveste una particolare rilevanza per il Licenziatario poiché egli tenderà, comunque, a massimizzare i profitti cercando di ridurre tutti i costi aziendali (tra i quali rientra anche la royalty dovuta al Licenziante).1. Royalty a misura variabile.
La prassi contrattuale ha elaborato innumerevoli clausole che mirano a chiarire vari dettagli relativi alle modalità di calcolo della predetta royalty.
Per esempio, si è previsto che la predetta percentuale sia calcolata sul fatturato lordo (cioè ricavi del Licenziatario comprensivi di Iva, tasse, dazi doganali, imposte, contributi amministrativi, etc.) oppure sul fatturato netto (cioè ricavi al netto di di Iva, tasse, dazi doganali, imposte, rimborsi, restituzioni, insoluti, etc.), che il corrispettivo sia calcolato in misura percentuale sui prezzi di fornitura ai clienti finali oppure sui canoni di manutenzione del bene concesso in licenza.
Per ovviare a tali problemi, la prassi ha previsto clausole che prevedono la facoltà per il Licenziante di eseguire controlli sulla contabilità del Licenziatario incaricando all’uopo professionisti esperti contabili, con oneri e spese a carico del Licenziante. Tuttavia, fermo restando che tali clausole non risolvono i problemi sopra esposti, il Licenziante sarà così costretto a farsi carico anche delle spese della expertise contabile, con conseguente riduzione della remunerazione del capitale investito nella creazione del proprio Diritto IP.
La soluzione migliore e più efficace sarebbe quella di predisporre un sistema di contabilità identico e allineato sia per il Licenziante sia per il Licenziatario. Tuttavia, fermo restando la difficoltà concreta di adottare una contabilità identica per entrambe le parti (due aziende differenti, spesso operanti in stati differenti soggette a norme tributarie differenti, che dispongono di software di contabilità differenti, che approvano i bilanci in periodi differenti, ecc.), sovente il Licenziatario non consente al Licenziante controlli estesi e approfonditi sulla propria contabilità che equivarrebbero ad una intrusione nel Know – how aziendale riservato e segreto del Licenziatario.
In conclusione, la Royalty variabile rischia di generare incomprensioni, discussioni e controversie tra il Licenziante ed il Licenziatario.
2. Royalty in misura fissa.
La royalty cd. fissa è il prezzo fisso, omnicomprensivo e non modificabile che il Licenziatario versa al Licenziante come corrispettivo per l’utilizzo del Diritto IP oggetto della licenza, indipendentemente dall’esito della produzione e dei ricavi derivanti dalle vendite dei beni che incorporano il Diritto IP.
Il vantaggio della Royalty fissa è che non genererà alcuna controversia tra le parti: l’importo è certo, liquido ed esigibile a ciascuna scadenza contrattuale. E se il Licenziatario si rifiutasse di pagarla al Licenziante, il primo sarebbe inadempiente al contratto di licenza.3. Royalty cd. mista.
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Lo Studio è a disposizione per assistere la clientela in materia di contratti di licenza di Diritti IP.
© Riproduzione RiservataFixed or variable royalty? A recurring doubt